Io cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, e al termine dell'estate - la mia stagione preferita - ho trovato subito una consolazione: ricomincia il Club del 27!
Io cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, e al termine dell'estate - la mia stagione preferita - ho trovato subito una consolazione: ricomincia il Club del 27!
La frittura di calamari non si discute, questo è certo; eppure nella mia famiglia, se posti davanti alla scelta tra calamari fritti e i calamari al forno di mia madre, non avremo alcun dubbio: i calamari di mammà tutta la vita. E non perché siano più sani e leggeri di una frittura, giuro che non ce ne potrebbe importare di meno: è perché sono buonissimi e non stancano mai.
Mia madre li cucina così da anni, e quest'estate io e mio nipote l'abbiamo seguita mentre li cucinava, carta e penna alla mano, per cogliere tutti i segreti della ricetta. Naturalmente mia madre li prepara ad occhio, io per amore di precisione ho pesato tutto.
Sono facilissimi, non si sporca la cucina e il figurone a tavola è assicurato: provateli e sappiatemi dire!
Questa settimana la ricetta del lunedì viene pubblicata più tardi perché... l'ho trovata solo la notte scorsa! E' valsa la pena aspettare però, perché questa insalata di pomodori, pesche e mango condita con una salsina al miso bianco e mango è la fine del mondo.
Come nota Ottolenghi i pomodori sono dei frutti, botanicamente parlando, e si sposano a meraviglia con altra frutta di stagione come le pesche e il mango; aggiungiamoci il tocco umami del miso e quello acido del succo di lime, e avremo una signora insalata, perfetta per accompagnare pranzi e cene estive.
A dire il vero la descrizione del piatto l'avevo già vista una quindicina di giorni fa in una newsletter di Ottolenghi, ma la ricetta specifica era disponibile solo a pagamento, e mi ci è voluta un po' di ricerca per trovarla. Quella che ho trovato stanotte e su cui ho basato la lista della spesa di stamattina era incompleta, solo al momento di scrivere il post ho scoperto che The Guardian l'aveva già pubblicata integralmente, qui, e mi riservo di aggiornare il post con la ricetta completa.
Anche quella ricavata da Google grazie alla sua AI Overview però, è degna di nota, motivo per cui l'ho scelta come ricetta di commiato prima della pausa estiva. Provatela e non ve ne pentirete!
Sono debitrice di mia cugina Carla per la ricetta di questi spaghetti alla tartare di gambero rosso (rigorosamente di Mazara del Vallo) con la sua bisque: benché la ricetta sia stata elaborata da me, il suo input è stato fondamentale.
Partiamo dall'inizio: ci eravamo messe d'accordo quest'inverno di incontrarci a Mazara del Vallo in estate, e quando ci siamo ritrovate eravamo entrambe con pochi soldi in tasca e tante voglie da toglierci. La soluzione è stata semplice: per risparmiare avremmo acquistato gli ingredienti e cucinato per noi i piatti che volevamo mangiare, invece di gustarli al ristorante.
Carla è molto brava a cucinare i primi piatti di pesce, e una sua osservazione è stata illuminante: la base dei piatti di pesce è una pasta aglio, olio e peperoncino. A moltissimi di voi questo sembrerà banale e scontato, ma a me si è letteralmente accesa una lampadina in testa. Io ho solo aggiunto a questa base, assolutamente fondamentale, una bisque (in questo caso) o il fumetto di pesce (nel caso di altri sughi di pesce), per mantecare la pasta.
Il mio primo tentativo è stato tutt'altro che soddisfacente, ma già dal secondo avevo individuato il problema e trovato la soluzione: ecco quindi la mia ricetta definitiva di spaghetti alla tartare di gambero rosso di Mazara con la sua bisque, che però non è obbligatoria: potete anche, per una versione più semplice, ometterla e spremere soltanto le teste dei vostri gamberi. E' altresì possibile, per chi non ama il pesce crudo, cuocere le code dei gamberi prima di saltare la pasta: una base, diverse possibilità.
Il gazpacho all'anguria è nella mia infinita to-do list da anni: che esistesse lo sapevo perfettamente, ma io cercavo una ricetta dall'effetto WOW, che andasse un po' fuori dall'ordinario e che fosse degna di entrare nella mia collezione di gazpachi, costantemente in divenire e che finora conta quello classico, quello alle ciliegie, e quello ai lamponi.
Di recente, sfogliando le ricette di The Guardian, ho trovato la ricetta che faceva per me, nascosta tra altre ricette di zuppe fredde, tutte a firma del grande Yotam Ottolenghi; è stato amore a prima vista, confermato dal primo assaggio. L'ho trovato così buono, che è entrato di diritto nell'Olimpo del CHEF-d'oeuvre, un capolavoro culinario, nella sua semplicità.
L'insalata di pollo è una di quelle non-ricette, a metà tra la creatività e il recupero degli avanzi, che salvano un sacco di situazioni e risolvono brillantemente un pranzo o una cena informali. A me piace moltissimo, tanto che ogni volta che faccio il pollo arrosto prendo di proposito un pollo più grande, in modo da avere avanzi di carne da usare per l'insalata di pollo, il giorno dopo.
In estate poi, l'insalata di pollo è una risorsa inestimabile da preparare in anticipo: basta mettere insieme tutti gli ingredienti tranne quelli che si affloscerebbero nell'attesa e tenere tutto in frigo. Al momento di servire si affettano le verdure per ultimare il piatto, si condisce, si mescola et voilà: il pranzo è servito, perfetto quando si è appena tornati dalla spiaggia.
Oggi ne ho preparato una versione mediterranea, con olive, capperi e pomodori secchi, ma davvero le varianti sono infinite e dipendono dalla fantasia e dagli ingredienti che abbiamo a disposizione. Ovviamente si può usare anche del petto di pollo grigliato appositamente per prepararla, ma a me piace particolarmente la versione che usa avanzi di pollo arrosto, perché mi consente di mescolare la carne del petto, più asciutta e delicata, e quella della coscia, più morbida e saporita. Nulla vieta di comperare mezzo pollo allo spiedo in rosticceria, da usare appositamente per la nostra insalata.