giovedì 22 settembre 2016

Dal and Pumpkin Soup - Starbooks


Oggi per Starbooks ho preparato una zuppa di Nigel Slater veramente particolare: zucca, lenticchie rosse decorticate e un topping di cipolla, aglio e peperoncino fritti.
Suona strana ma è buonissima!
Ricetta e mie considerazioni qui.
Enjoy!

7 commenti:

  1. Questa la faccio fra una decina di giorni per portarmela in giro a Parigi col clima giusto, senza peperoncino, ovvio :-P.

    Passo a un OT, perché so che hai pazienza con le mie idiosincrasie, altro che l'aglio a secco e che ti divertono le basi, anche se dici di non essere una specializzata in dolci.

    Dunque, ho letto su qualche blog che non ricordo (chiedo scusa all'eventuale blogger che senz'altro leggerà e si riconoscerà): una ricetta di farcia di torta con frutta che mi è piaciuta molto ma che vorrei realizzare trasformandola in una sorta di crema al cucchiaio.

    Con il piccolo particolare però che in ogni cosa abbia della frutta dentro, specie se frutta estiva che scelgo sempre molto matura, io non ci sopporto lo zucchero.
    Dunque: come fare a far venire una crema senza zucchero e che sappia di frutta più che di tutto il resto?
    Le dosi che avevo letto sono queste:
    400 g polpa di pesche 150 [!?] g di zucchero, 30 g maizena, 100 ml latte, 3 tuorli 1 uovo, in più veniva usata della gelatina che io ometterei ma che nella torta aveva il suo ruolo.

    Immagino che lo zucchero sia necessario, come nel gelato, per favorire l'addensamento e la stabilizzazione degli ingredienti. Ma sarebbe possibile eliminarlo, o ridurlo a 1 cucchiaio? Immagino che resterebbe troppo liquida, bisognerebbe quindi ricalibrare tutto il resto (tra l'altro ci sono parecchie uova), senza fare però predominare né il gusto frittata né quello farinoso dell'amido (meglio la fecola?). E' possibile?
    Il procedimento era spiegato così: frullare latte e pesche, portare a ebollizione, mischiare uova, mais e zucchero, versare il frullato mettere sul fuoco fino ad addensare, poi ovviamente aggiunge la gelatina ecc.
    Grazie per la pazienza!

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    1. P.S.: vedo che anche tu sei scettica sulla bollitura a parte della zucca. Pensa forse di star facendo il consommé?
      Per me, no doubt: 1 pentola, 1 zuppa - e poi a me piacciono abbastanza brodose, anche se non acquose quindi dovrebbe essere giusta.

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    2. AIUTO. :-)
      Ti ringrazio per la richiesta di consulenza, ti rispondo mettendo le mani avanti e ribadendo che io coi dolci sono una chiavica. :-)
      Tutto ciò premesso, se vuoi trasformare il tutto in una crema al cucchiaio, concordo con la drastica diminuzione delle uova (un tuorlo per me è più che sufficiente). Lo zucchero qui va a gusti e non ha un ruolo nell'addensamento, che è invece svolto da tuorlo e maizena: se non lo sopporti puoi ridurlo a un cucchiaio. Io eviterei di ometterlo del tutto, perché rischi di sentire solo l'acidità delle pesche.
      Ti consiglierei di lavorare il tutto come se fosse una crema pasticciera: latte e pesche frullate portate al fremito (non bollore pieno), tuorlo montato con zucchero e maizena, etc., etc.
      Un abbraccio!

      P.S.: per la zuppa concordo con te e mi sono data dell'idiota per aver seguito la ricetta alla lettera. ;-)

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    3. Grazie a te della disponibilità.
      Rispondo qui sotto alle varie cose che ti avevo chiesto.
      Bene, applicherò le tue dritte: soprattutto sono felice di imparare che lo zucchero qui non serve ad addensare cosa di cui non avevo idea-; d'accordo, ne metterò 1 cucchiaio. Spero solo che non mi sappiano troppo di polvere i 30 g di maizena!
      Quiche: e panna sia!
      Insalata: userò le mandorle sbucciate, d'accordo.
      Alla prossima ricetta. (Vedo che anche tu sei rimasta strabiliata dagli gnocchi di Burro e miele...)

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  2. E dunque: questa è destinata a essere la ricetta dell'OT. Sono in Francia qualche giorno, ero arrivata qui con l'intenzione di fare il dahl. Poi mentre sto per andare al mercato un amico mi fa l'elogio del fagiolo "coco de Paimpol", una specialità bretone che non ho mai assaggiato ma di cui è proprio la stagione. Alla fine il primo tentativo del dahl è stato... una zuppa di fagioli, con il fondo di partenza come questo più della salvia, poi i famosi Paimpol che sono dei fagioli bianchi rotondi relativamente piccoli, un po' dolci, tenerissimi, poi la zucca, poi del timo, i fagioli solo parzialmente frullati.
    Non c'entra niente ma il colore è quasi uguale! E il sapore molto particolare, ovviamente fagioloso, ma dolce, pastoso ed estremamente aromatico. Lo zenzero ci sta d'incanto!
    OK, mi sono presa troppa libertà, ammetto. Appena torno a Roma riprovo a fare il dahl quello vero. :-)

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    1. Mi viene da sorridere: dal in indiano sono le lenticchie e per estensione i piatti a base di lenticchie: è buffo pensare il nome lenticchia applicato a dei fagioli. :-)
      Intanto sono certa che anche coi fagioli l'insieme funzioni, e a questo punto i Paimpol mi incuriosiscono! :-)
      Un abbraccio.

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    2. :-) davvero magnanima. Il Paimpol se ti capita non è male. Meno fibroso e più dolce del borlotto, morbido che quasi si scioglie, con un aroma suo, ma più succoso del cannellino che a me ad esempio non piace. Però dev'essere tassativamente fresco: è delicato.

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