giovedì 26 gennaio 2012

Tagliatelle all'arancia con ragù bianco di anatra


Driving lesson number one: open your car. 
Come scrivevo qui, di recente ho rottamato il vecchio e fedele Catorcino e acquistato una nuova auto usata (è quasi un ossimoro! ^_^).
Il Catorcino aveva la chiusura centralizzata (fino a quando non ho dovuto farla disabilitare per i problemi che mi dava con pioggia e nebbia), ma non aveva certo il telecomando a distanza. Non che la cosa mi abbia mai turbata più di tanto, ma a volte quando arrivata al parcheggio dell'iper con un carrello pieno di spesa non mi ricordavo più dove lo avevo messo, mi è capitato di pensare che un telecomando mi sarebbe stato utile.
La mia nuova auto usata il telecomando ce l'ha, anzi ha due pulsanti: uno per aprire e chiudere l'auto, l'altro per l'allarme. Fico, no? Il venditore mi ha mostrato i due pulsanti e abbiamo fatto due prove insieme, poi ognuno è andato per la sua strada. 
Tappa n. 1, l'ACI per il passaggio di proprietà. Parcheggio l'auto, scendo e con nonchalance pigio il bottoncino. Immediatamente l'auto ha cominciato a suonare, rompendo la quiete pomeridiana. Mi affretto a ripremere il tastino e poi pigio il secondo. Fiùùùù!
Entro all'ACI, sbrigo la pratica ed esco. 
Questa volta ci faccio attenzione: osservo attentamente i due tastini e ne premo uno. 
Allarme attivato in tutto il suo fragore. Lo disattivo mentre una vecchietta si affaccia al balcone, salgo sull'auto e parto.
Tappa n. 2, il supermercato. A questo punto comincio ad avere l'ansia del pulsante. Li studio attentamente, valuto ogni probabilità, mi dico che 10 minuti prima avevo premuto questo e quindi adesso devo premere l'altro, premo con trepidazione e l'auto strombazza all'impazzata. Qualcuno si stupisce se da quel momento ho deciso di usare la chiave e di lasciar perdere i pulsantini? Ma di una cosa non ho alcun dubbio: se un giorno dovesse partirmi l'allarme in un luogo pubblico e io cercassi di disattivarlo, di sicuro aprirei l'auto. Dopo tutto l'importante è riuscire a salirci sopra, no?

TAGLIATELLE ALL’ARANCIA CON RAGU’ BIANCO DI ANATRA

Per le tagliatelle:
230 g farina 0
2 uova
Succo d’arancia appena spremuto q.b.
Scorza di un’arancia (non trattata) grattugiata

Per il ragù bianco di anatra (da: Ada Boni – Il talismano della felicità – Editore Colombo):
½  anatra giovane
500 ml brodo di pollo
½ bicchiere vino bianco secco
½ cipolla
1 carota
1 gambo di sedano
1 foglia di salvia
1 foglia d’alloro
Succo di ½ arancia
Olio extravergine di oliva
Sale
Pepe

Preparare le tagliatelle: setacciare un paio di volte la farina e disporla a fontana, sgusciarci dentro le uova e qualche goccia di succo d’arancia. Grattugiare la scorza di arancia ben lavata, poi battere le uova con la forchetta e quando il nodo dell’albume si sarà allentato cominciare a incorporare la farina. Continuare a impastare a mano fino ad ottenere un impasto liscio e setoso aggiungendo ancora succo di arancia se necessario, poi avvolgerlo in pellicola e farlo riposare almeno mezz’ora.
Trascorso questo tempo tirare la sfoglia abbastanza sottile, farla asciugare, poi arrotolarla e tagliare le tagliatelle che, ricordiamolo, devono avere uno spessore di 7-8 mm. Disporre le tagliatelle a nidi e farle asciugare.

Preparare il ragù d’anatra*: tagliare l’anatra eviscerata e lavata in pezzi regolari. Tritare cipolla, carota e sedano e preparare un soffritto nel tegame di coccio, come spiegato qui. Aggiungere la foglia di salvia tritata e la foglia di alloro, mescolare e far rosolare uniformemente i pezzi di anatra precedentemente spellati (la pelle è molto grassa e non darebbe né carattere, né corpo al ragù). Bagnare a questo punto con il vino e, dopo che questo sarà evaporato, aggiungere il brodo caldo. Regolare di sale, abbassare la fiamma, coprire il tegame e cuocere per circa un’ora e mezza, aggiungendo altro brodo caldo se necessario.
A cottura ultimata togliere la carne e sfilacciarla con le dita; sgrassare il fondo di cottura, aggiungervi il succo di mezza arancia, insaporirlo con una macinata di pepe e unirvi i pezzetti di anatra.  Rimettere sul fuoco finché il sugo non si restringe di nuovo.

Lessare le tagliatelle in abbondante acqua salata e scolarle al dente.
Condire con il sugo caldo e servire. 

* La ricetta originale prevedeva un ragù rosso; io ho preferito omettere la passata di pomodoro, per esaltare l'aroma di arancia delle tagliatelle. Per dare un po' di acidità al ragù e sgrassarlo un po' però, ci ho aggiunto il succo di arancia. 


Questa è la mia terza proposta per l'MTC di gennaio. 

7 commenti:

  1. hahahaha, mi fai morire, dal ridere e d'invidia per questa terza meraviglia che proponi, forse la mia preferita, è di una raffinatezza esemplare, veramente!! l'anatra all'arancia è un mio cavallo di battaglia e ne sono molto ghiotta, praticamente scorporata nelle tagliatelle la trovo divina!!
    Chapeau anzi 3 chapeaux!!
    Ciao
    Cris

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  2. è la stagione delle tagliatelle!!! :)
    molto belle e sicuramente buonissime!

    goditi l'auto nuova!

    irene

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  3. di sicuro se dimentichi dove l'hai parcheggiata l'allarme e il pulsantino che lo fa suonare all'impazzata possono essere d'aiuto

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  4. così chic e semplici!! e buone......
    Super baci, Mapuccia
    Dani

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  5. fantastica anche questa, sono una fan dell'anatra e mi posso immaginare il profumo di questa versione!

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  6. Caspita mapi questa mi era sfuggita! Il ragu di anatra non l'ho mai fatto ma mi piace molto, quando lo trovo in giro al ristorante per es lo ordino sempre, quasi quasi prendo coraggio e ci provo anche io ;-)

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